Disturbi d' ansia

Nella vita di tutti i giorni tutti noi sperimentiamo quell'emozione che comunemente definiamo come Ansia. L'ansia nella sua manifestazione è una complessa combinazione di emozioni che includono paura, apprensione e preoccupazione, ed è spesso accompagnata da sensazioni fisiche come palpitazioni, dolori al petto e/o respiro corto e il cosiddetto “nodo alla gola”.

Questa emozione ci accompagna spesso in quegli eventi che riteniamo importanti; basti pensare a quelle situazioni in cui dobbiamo effettuare una nostra prestazione: ad esempio il primo appuntamento col partner, la preparazione di un esame, un colloquio di lavoro. L’Ansia in queste circostanze fa da campanello di allarme, ci rende più attivi e pronti nel rispondere in maniera efficace all’evento.

Oltre al meccanismo di preparazione alle performance, l'ansia ha altre funzioni fondamentali: infatti è generata da un meccanismo psicologico di risposta allo stress: ossia è un meccanismo di anticipazione di un eventuale pericolo prima ancora che questo sia sopraggiunto, possiamo pensare ad esempio ad una visita medica specialistica di cui temiamo un esito negativo, oppure in tutte quelle situazione di pericolo in cui l’ansia permette alla mente di lavorare più velocemente per permettere di individuare più facilmente le minacce e trovare una via di fuga. L’ansia ha difatti ha lo scopo di difenderci dai pericoli e dalle minacce esterne preparandoci all'azione e contemporaneamente ci motiva all'interazione con l’ambiente circostante.

Questi tipi di ansia risultano funzionali alla nostra sopravvivenza. Fungono da intermediario tra il mondo esterno e il nostro mondo psichico interno, rendendoci capaci di far fronte ai problemi della vita e di adoperarci per migliorare il nostro adattamento all'ambiente.

 

Sebbene l’ansia può essere considerata come uno Strumento di fronteggiamento degli eventi attesi, allo stesso tempo può diventare un limite, in quanto la sua insorgenza può diventare eccessivamente invasiva nella vita del soggetto che ne sperimenta il vissuto frequentemente.

Il DSM IV (manuale diagnostico dei disturbi psichiatrici) propone sei categorie principali di disturbi legati all’ansia: fobie, disturbo di panico, disturbo d'ansia generalizzato, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo post-traumatico da stress e disturbo acuto da stress; in questo articolo parleremo del disturbo d’ansia generalizzato.

"...mi sento tesa come una corda di violino, costantemente in ansia e incapace di rilassarmi. Alcune volte l'ansia arriva e sparisce rapidamente, altre volte può durare per giorni. Mi preoccupa cosa cucinare per cena, o cosa regalare in occasione di una festa. Se mia figlia ritarda anche solo dieci minuti, inizio ad agitarmi e penso subito alle cose peggiori, più i minuti passano e più la mia ansia aumenta, non resisto e la chiamo al cellulare".

 

SINTOMI COGNITIVI:

Sintomi sensoriali-percettivi

  • “Mente”: confusa, oscurata, nebbiosa, stordita
  • Gli oggetti sembrano offuscati/distanti
  • L’ambiente sembra diverso, irreale
  • Senso di irrealtà
  • Ipervigilanza

 

Difficoltà di pensiero

  • Non si riescono a ricordare cose importanti
  • Confusione
  • Incapacità a controllare il pensiero
  • Difficoltà di concentrazione
  • Distraibilità
  • Blocco
  • Difficoltà nel ragionamento
  • Perdita di obiettività

 

Sintomi concettuali

  • Distorsione cognitiva
  • Paura di perdere il controllo
  • Paura di non saper fronteggiare le situazioni
  • Paura di ferite fisiche/morte
  • Paura di disturbi mentali
  • Paura di valutazioni negative
  • Immagini visive minacciose
  • Ideazione spaventosa ripetitiva

 

ANSIA GENERALIZZATA 

Principale caratteristica del disturbo d’ansia generalizzato è una sorta di ansia eccessiva ed irrealistica, avvertita dal soggetto quando si rapporta ad eventi futuri, o a prescindere da questi, cioè senza alcun motivo cosciente, cioè senza alcuna consapevolezza di ciò che sottende la propria ansia e, se ci rifacciamo alle teorie dei cognitivisti Guidano e Liotti (1983) sul pensiero “tacito” e su quello “esplicito”, ci rendiamo conto di come sia frequente che l’origine dell’ansia, quando non venga accertato un problema organico, rimanga poco chiara e solo ipotizzabile.

In genere il soggetto iperansioso presenta preoccupazioni eccessive, ossessive e ruminative, dubbi e diffidenza. Comuni i sintomi fisici come insonnia, il mordersi le unghie, le palpitazioni, un senso di costrizione alla gola, disturbi gastrointestinali e della sfera sessuale, di tipo disfunzionali. Può esservi comorbilità con la “fobia sociale”.

I soggetti con questo disturbo sono spesso irritabili, irascibili, incapaci di rilassarsi e persino di mantenere la concentrazione

L'ansia non ha per oggetto caratteristiche di un altro disturbo, non è provocata dall'uso di sostanze o da una condizione medica generale.

L’ansia, la preoccupazione, o i sintomi fisici causano disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.

 

DISTURBO DA ATTACCO DI PANICO: Il “Disturbo d’attacchi di panico” (DAP), che rientra nei disturbi d’ansia, è caratterizzato dall’insorgenza d’episodi acuti di ansia molto intensa, con fame d’aria, tachicardia, nausea e diarrea, fino al provare la drammatica sensazione di “morte imminente”. corrisponde ad un periodo preciso durante il quale vi è l'insorgenza improvvisa di intensa apprensione, paura o terrore, spesso associati con una sensazione di catastrofe imminente. Frequentemente, inoltre, l’”attacco” non è derivabile psicologicamente, comparendo “a ciel sereno”. La psicoterapia, dunque, è indicata soprattutto per il trattamento delle condotte d’evitamento agorafobico e la non infrequente polarizzazione ipocondriaca che viene a strutturarsi in conseguenza alle sgradevoli sensazioni fisiche e psichiche provate durante il DAP. Durante questi attacchi sono presenti sintomi come dispnea, palpitazioni, dolore o fastidio al petto, sensazione di asfissia o soffocamento, e paura di "impazzire" o di perdere il controllo.

 

FOBIA SPECIFICA: è caratterizzata da un’ansia clinicamente significativa provocata dall’esposizione a un oggetto o a una situazione temuti, che spesso determina condotte di evitamento.

 

FOBIA SOCIALE: Intendiamo per fobia una particolare forma di paura, immotivata e sproporzionata alla situazione reale, che non può essere dominata da un'analisi razionale, nè controllata con la volontà. Generalmente non si risolve nè si attenua nel tempo producendo, perciò, il persistente evitamento della situazione temuta (Marks, 1969).

Non sono molti i pazienti che presentano fobie definite; problemi fobici sono per altro spesso all’origine di altre patologie, come ad esempio la depressione, in quanto non permettono al soggetto di sperimentare situazioni per lui potenzialmente gratificanti. E’ quanto si determina, ad esempio, nelle così dette “fobie sociali”.

Caratterizzata da un’ansia clinicamente significativa provocata dall’esposizione a certi tipi di situazioni o di prestazioni sociali, che spesso determinano condotte di evitamento.

Nell’approccio a questa patologia, che in genere limita notevolmente la vita, pur facendo ricorso a tecniche di tipo cognitivo-comportamentale, viene attribuita grande importanza alla relazione terapeutica “in se”, nell’ambito della quale il paziente potrà sperimentare quel calore, quella intimità e quella fiducia che in genere è in lui carente.

Un ruolo sostanziale è inoltre svolto dalle tecniche miranti ad un incremento dell’”assertività” (addestramento affermativo) e l’ausilio di strategie miranti a favorire l’acquisiszione, da parte del soggetto, di nuove abilità in ambito sociale.

Caratteristico di questi pazienti è la paura ed il successivo “evitamento” di situazioni in cui possono essere esposti al giudizio degli altri, come ad esempio il frequentare un luogo pubblico per il timore più o meno cosciente di apparire goffo, imbarazzato, ridicolo o, comunque, di non essere all’altezza.

 

Distinguiamo le fobie in:

  1. - spaziali, quando l'intensità della fobia varia al variare della distanza fisica dall'oggetto fobico;
  2. - temporali, quando la sua intensità varia al variare del tempo in cui si verrà a contatto con l'oggetto fobico;
  3. - tematiche, quando la fobia riguarda una situazione o una problematica non definibile in maniera concreta, quale ad esempio la “fobia per la solitudine” o per l’”autorità”.

La risposta fobica generalmente s’estrinseca sia su di un piano fisiologico, inducendo modifiche neurovegetative quali tachicardia o sudorazione, sia emotivo, sia cognitivo e sia comportamentale, come la messa in atto di un programma di fuga.

 

La Terapia Cognitivo Comportamentale è l’intervento che ha fornito la maggiore dimostrazione di efficacia nel trattamento dei disturbi d’ansia e, in particolar modo, del disturbo da attacchi di panico.

L’efficacia clinica della Terapia Cognitivo Comportamentale è confermata dalle alte percentuali di risoluzione e rappresenta un fattore protettivo per le ricadute a lungo termine.
La teoria cognitivo-comportamentale identifica la causa dei problemi presentati dal paziente nelle credenze e abitudini cognitive erronee e cerca di modificarle avvalendosi di tecniche comportamentali e di ristrutturazione dei pensieri irrazionali. Non è quindi la situazione in sé a spaventare le persone, ma il modo in cui queste interpretano quella determinata situazione.
Non sono, quindi, gli eventi a provocare quello che sentiamo, ma il modo in cui li vediamo e li gestiamo, attraverso i nostri pensieri.

 

Dott.

Zuccaro Mario

Psicologo - Psicoterapeuta

Cognitivo Comportamentale

Neuropsicologia Clinica

Età evolutiva, Adulti, Anziani

iscrizione Albo Psicologi Campania N°3377

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