Studio di Psicologia & Psicoterapia
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Scaramanzia e Gesti scaramantici

Etimologicamente il termine ha un significato interessante, deriva, infatti, dal latino “super stitio” (stare sopra) ossia qualcosa che ancora sopravvive del passato. Per superstizione, quindi, si intendono tutti quei comportamenti ai quali si attribuisce il potere misterioso e irrazionale di promuovere un evento positivo o di scongiurarne uno negativo.

Ci riferiamo a tutto un repertorio di gesti, parole, atteggiamenti e oggetti a cui si attribuisce il potere di scongiurare malefici e disgrazie o di propiziare il destino.

Molti comportamenti risultano avere un preciso scopo psicologico, una risposta funzionale all’ansia esistenziale che cerca di esorcizzare l’angoscia derivante dalla consapevolezza del proprio limite umano e delle proprie insicurezze.

In occasione di un evento importante non è insolito osservare strani rituali, come ripetere formule magiche o portare con sé dei portafortuna. Nell’ambiente sportivo numerosi atleti, ad esempio, utilizzano sempre lo stesso abbigliamento o si allacciano le scarpe due volte prima di gareggiare, mentre in teatro non si indossa niente di viola sul palco oppure il copione non deve toccare terra.

Il gesto scaramantico genera un’illusione di controllo e rinforza la fiducia in se stessi, potenziando la prestazione e creando la sensazione di poter far fronte al corso degli eventi.

Questa dinamica psicologica potenzia lo sviluppo dell’autoefficacia, incoraggiando il soggetto ad impegnarsi maggiormente e ad insistere per raggiungere il suo scopo.

 

In uno studio i ricercatori hanno chiesto ad un gruppo di studenti universitari di dire ad alta voce “che sicuramente durante l’inverno non avrebbero fatto incidenti”; hanno poi confrontato le conseguenze psicologiche e comportamentali di questa “pericolosa” affermazione con quelle di un gruppo di controllo che non pronunciava la frase.

L’idea era quella che pronunciare la frase li avrebbe indotti in uno stato di superstiziosa preoccupazione, secondo il principio per cui vantarsi della fortuna attira la sfortuna. E così è stato, inoltre quando gli è stata data la possibilità di toccare il tavolo di legno davanti a loro, gli studenti che avevano pronunciato la frase, lo facevano con l’idea che questo esorcizzava la sfortuna che avevano attirato dichiarandosi immuni dalla possibilità di fare incidenti.

 

Tutti i rituali superstiziosi condividono un ingrediente: implicano un azione di evitamento, cioè gesti che danno l’idea di allontanare qualcosa di cattivo da noi stessi. I rituali aiutano a calmare la mente perché l’azione di evitamento in esso espressa probabilmente induce sentimenti, i pensieri e sensazioni che le persone normalmente sperimentano quando riescono ad allontanare qualcosa di sgradevole.

Damisch (2010) ha dimostrato che comportamenti superstiziosi, grazie all’illusione di controllo (“ho l’amuleto perciò mi porterà fortuna”), aumentano la credenza di poter avere successo e così l’autoefficacia, incoraggiando il soggetto ad impegnarsi e ad insistere, diventando una sorta di placebo psicologico.

 

Attenzione però, altre ricerche (Tobacyk, 1991) sottolineano come una esagerata credenza nella superstizione sia responsabile di sentimenti di bassa autostima e scarsa autoefficacia, in quanto le persone si convincono che la causa dei propri successi sia dovuta a fattori esterni e non a proprie capacità ed abilità. In clinica spesso le ruminazioni, i rituali, le ossessioni, sono sintomi che caratterizzano diversi problemi mentali, come la depressione il disturbo compulsivo-ossessivo, le fobie.


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