Studio di Psicologia & Psicoterapia
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Psicologia del tatuaggio

Il tatuaggio rappresenta, fin dall’antichità, un modo di comunicare tramite disegni, scritte e simboli

incisi sul proprio corpo.

Il termine deriva da “ta-tau”, che in polinesiano significa “segno sulla pelle”. Nelle popolazioni primitive è un segno di integrazione sociale. I maori della Nuova Zelanda usavano tatuarsi il viso in segno di distinzione di rango. Il disegno, chiamato “moko”, rendeva l'individuo unico e inconfondibile, come le impronte digitali.

Il tatuaggio è un segno ed ogni segno per essere interpretato ha bisogno di codici ed i codici appartengono a culture, a conoscenze; a sapienza e magari ad iniziazioni.

I tatuati affermano che il segno indelebile li riguarda personalmente e dice qualcosa, sebbene in forma mascherata e simbolica, circa il loro IO.

“E' come se tu avessi questo corpo e volessi adattarlo in modo che esso rifletta chi sei realmente, e il chi sei cambia nel corso del tempo, così i miei tatuaggi riflettono questi cambiamenti”

Il tatuaggio oggi assolve le stesse funzioni che aveva nelle società tradizionali, anche se reinterpretate secondo i nostri codici culturali: Al tatuaggio si ricorre sempre per abbellirsi, comunicare, appartenere a un gruppo, esorcizzare le paure. Un risultato ottenuto con la messa in scena di un rituale che, attraverso un dolore fisico simbolico, permette la crescita spirituale e

sociale. Un passaggio particolarmente importante in una società come la nostra, dove prevale la rimozione della sofferenza e della morte.

La molla più potente e profonda che spinge a desiderare un tatuaggio è probabilmente quella di volersi distinguere da tutti gli altri, il bisogno di riaffermare a livello visivo la propria diversità, il proprio essere unici rispetto alla massa. In effetti non bisogna dimenticare che nelle società primitive il tatuaggio aveva la funzione di distinguere i vari gruppi sociali, oltre che quella di essere terapeutico e curativo.
Diventando parte integrante della propria identità personale, il tatuaggio “porta fuori” qualcosa di noi che in genere viene tenuto nascosto o non espresso. In questo senso, può rappresentare un modo per dichiarare la propria posizione rispetto al mondo, esteriorizzare quindi il proprio modo di essere davanti agli altri. Naturalmente è bene precisare anche che le ragioni di un tale successo vanno cercate anche nell’influenza di divi del cinema e delle rockstar nel mostrare i loro tatuaggi al pubblico.

Dietro i disegni indelebili di questa tecnica si cela insomma il bisogno di uscire fuori dall’omologazione della propria immagine, così come viene dettata da moda e mass media. Per motivi diversi, ma per un unico grande desiderio: poter dire agli altri ciò che si è, senza bisogno di parole e solo grazie alla portata universale del linguaggio delle immagini.


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